martedì 26 gennaio 2010

L'Epopea - riservato ad un pubblico adulto

Ebbene si, il giorno in cui il Toty ha deciso di tenere questo blog ha anche rinunciato, di comune accordo col suo ego, a qualsiasi forma di praivasi (e di pudore) e quindi, si ritrova qui, ora, per dovere di cronaca, a raccontare la sua più grande disavventura (fino a questo momento) in terra canadese. Le persone particolarmente impressionabili, ma anche quelle impressionabili un po' meno, e chi non regge particolari gratuitamente crudi e volgari, è pregato di fermarsi qui. Elisa, questo post non è per te!
Giovedì 21 Gennaio, ore 7.30 di mattina, la sveglia della famiglia Totanara suona senza pietà. Chissà perchè la Totyna per essere pronta un'ora dopo la mette così presto, io quando per andare all'università prendevo il treno di 5 all'8, mettevo la sveglia alle 7.30. Certo, dormivo già vestito è vero. Certo, non passavo praticamente in bagno, tutt'al più usavo quello del treno. Certo, col motorino passavo sotto la sbarra del passaggio a livello di Salviano quasi tutte le mattine. Già, poi facevo colazione sul treno con pane e pecorino o pane e frittata. Eppure quel treno non l'ho mai perso.
Comunque Toty si alza un po' a fatica. E' ancora convalescente per la recente influenza h1n1, la seconda influenza contratta durante il rigido inverno montrealino. Senza contare tutti i problemi del suo stomaco che da un po' di tempo gli dà la sensazione di aver inghiottito un supertele. Reflusso dicono i dottori. Evitare pomodoro, agrumi, spezie, pepe, peperoncino, cioccolata, latte, caffè, dolci, formaggi e non cucinare col soffritto...... il Toty si chiede ogni mattina se valga ancora la pena di vivere.
Il malessere del Toty diventa lampante. Si prova la febbre: 38.5. E che cazzo!!! Toty ha dei dolori lancinanti alla vita, anche l'intestino comincia a fare strani movimenti tellurici.
Ore 8.30: Toty fa chiamare un taxi al portiere del palazzo (si, Toty ha fatto i vaini). In taxi raggiunge la Clinique Medicale de la Citè. Lo riceve dopo un paio d'orette il dottor De Smet. Se lo ricorda subito. Sei quello dello stomaco? Si, ma ora sono qui perchè ho la febbre alta, dolori d'appertutto ma sopratutto alla vita, e non so perchè. Poi accenno a qualche rumorino proveniente dall'intestino. Lui prepara subito una lettera per il pronto soccorso, (p.s.) destinata all'amico Dr. Geraldo. Mi dice: vai a farti qualche esame d'accertamento, un'ecografia e gli esami del sangue. Vai al p.s. ma non fermarti dove ci sono i poliziotti, vai avanti e parla col mio amico. Telefona all'amico per essere sicuro che mi riceverà. Sembra che non ci siano problemi. Il tutto mi rincuora, il metodo è tipicamente all'italiana. Si. Ma siamo in Quebec.
Ore 11 circa. I poliziotti nella sala d'aspetto del p.s. mi placcano e non mi lasciano parlare col Dr. Geraldo. "Aspetta sulle sedie arancioni (stronzo)". Ok, mi metto ad aspettare, intanto faccio fatica a starmene seduto dai dolori. Accanto a me c'è uno che aspetta e che puzza letteralmente di mer..
Mi faccio coraggio, leggo un po' del mio libro ("Il cerchio celtico", di Larsson, non è un granchè se vi interessa). Nella mia scarsa lucidità ad un certo punto realizzo che tutti quelli che mi si siedono a sinistra passano prima di me. La fila di sedie arancioni ha un ordine cazzo!!! La coppia di carabinieri stronzi non me l'aveva detto. Una vecchietta di 85 anni mi passa avanti calamitandosi addosso tutti i miei più potenti (ma silenziosi) accidenti. Ce n'ha per 3 caate. Finalmente tocca a me. Serie di domande di rito, poi mostro trionfante la mia carta sanitaria (si Wamba, esiste, è arrivata a casa! lo so che hai le lacrime agli occhi, è stato un momento intenso anche per me quando ho visto che esisteva) e spiego il problema. La tizia alla fine mi prova febbre (nell'orecchio), pressione, ossigenazione (un aggeggino in cui mettere un dito) e mi rispedisce sulle sedie blu dicendo che la febbre ce l'ho solo a 38. Sempre più sofferente mi siedo fra le sedie blu, questa volta mi chiameranno per nome pare. Intorno a me c'è gente che parla per passare il tempo. Una donnina di 91 anni, vedova (strano) è stata moglie di un italiano. Con un filo di voce le chiedo di dov'era il marito. Lei, come tutti gli altri intorno, non mi sente. Rinuncio alla coversazione e stringo i denti. I dolori sono veramente assurdi. La gente intorno mi lancia occhiate cariche di pietà. Ma vaffanculo, penso.
Ore 12 circa. L'altoparlante chiama il mio nome. Vado. Una tipa dall'altra parte di uno sportello mi richiede da capo i miei dati, la carta sanitaria ecc.. Alla fine mi dice di andare sulle sedie blu. Ma ci sono già andato! Tornaci che poi l'altoparlante ti chiama. Ma come? Questo schema l'ho già passato! Macchè. La mia situazione sembra non evolversi, eccetto i dolori alla vita che mi fanno venire voglia di prendere a testate il vetro tra me e l'accomodante signorina. Torno sule sedie blu. Mi chiamano quasi subito. E' fatta, penso. Non avrei potuto pensare niente di più lontano dalla verità. Vado in una stanza per le visite. Mi appare una ragazza sui 25 anni che mi dice "salve, io sono il dottor....". Vabeh, tanto non ho niente di complicato, penso. Mi fa prima parecchie domande, e poi mi visita. Mi prova febbre (in bocca), pressione, ossigenazione. Intanto resto sdraiato perchè veramente sto male. La tipa dopo un'attenta visita conclude dicendo "sembra che tu stia male, ti dovremo tenere qui per un po' dandoti dell'idratazione". Se stavo bene secondo te venivo qui (troia)??? Poi esce di stanza e torna dopo almeno 15 minuti scusandosi. Mi fa a quel punto delle domande sul mio passato "clinico", allora fra le varie cose accenno ai miei vecchi problemi di prostata. Il suo sguardo cambia. Qualcosa mi dice che non avrei dovuto dirlo. La giovincella specializzanda si infila lentamente un paio di guanti bianchi e prende un tubetto di liquido gelatinoso..........E che cazzo! Passi per un vecchio urologo 60enne del Santa Chiara, passi anche se è pisano, ma proprio da una ragazzetta?!?!
In quel momento mi viene in mente il modo in cui si ammazzano i porpi, rigirandogli la testa dall'interno.
Poi mi fa togliere i vestiti e mettere un camice da ospedale. Il morale del Toty (che sarei io) è bassissimo. Mi fanno una specie di ricovero "day hospital" per fare vari esami e per idratarmi. Ok, aspetto pazientemente che mi liberino.
A quel punto mi mettono su un letto in una delle tante nicchie in una specie di reparto e arriva un'infermiera sempre sotto i 30 che mi vuole mettere un tubo nella vena. Capite, un cazzo di tubo nella vena a me, che svengo anche per un vaccino!!! Sono stati momenti duri, ho tentato di corrompere l'infermiera per farmi scappare dalla porta sul retro ma la sua integrità professionale ha prevalso. Mi hanno messo sta sonda nel braccio cominciando a darmi sacche e sacche di soluzioni di cui ignoro il contenuto, mi hanno tolto 2 volte il sangue e sospetto anche che mi abbiano drogato con morfina o chissà cos'altro...oppure era il delirio della febbre alta. Il fatto sta che ho cominciato a salutare tutti in reparto, e pareva che i vari portantini e infermieri passassero dal mio letto apposta per divertirsi un po' alle spalle dello stonato Toty. Dopodichè è cominciato un andirivieni per fare le varie lastre e ecografie. Veniva un portantino (secondo me sempre diverso) per portarmi nei vari reparti guidando il mio letto tipo ferrari su e giù per i corridoi. Io intanto non perdevo occasione per fare amicizia con ogni paziente che mi incrociava. Ad un certo punto ad un portantino dico in francese: "cazzo ma non c'è nessuno in quest'ospedale che parla italiano?" e lui "ce n'era uno, ma se n'è andato". E poi ride e ride e ride. Un altro mi prende per farmi entrare nella stanza dei raggi X chiedendomi se sono Antonio Malacarne. Rispondo "QUELLO CHE RESTA...di Antonio Malacarne". Il portantino ride. Poi mi accorgo che in realtà è il tecnico dei raggi X. E' orientale ma parla quebecois peso. Dopo è la volta dell'ecografia all'addome. Mentre il portantino mi spinge a velocità proibitive io gli dico "parla un po' con me, facciamo amicizia". Lui mi dice che va bene. Allora gli chiedo dove mi porta, il mio terrore è la gastroscopia. Lui mi risponde che tutti gli chiedono sempre la stessa cosa, ma che lui non può rispondere. Io gli dico che comunque glielo chiedo, poi se non risponde, la cosa non è molto importante. Il pomeriggio continua così, fra pollici alti lanciati alle varie donnine sui letti a bordo del corridoio, larghi sorrisi a infermieri ed infermiere indistintamente, come un mollusco ormai asessuato, e sguardi carichi d'odio ogni volta che un infermiere si avvicina con una siringa in mano. E quanto sangue vi serve? E' la terza volta che venite. La dottoressa 25enne mi spiega che serve per creare una curva di tendenza dei miei dati, pare che i globuli bianchi fossero alti, ma si stanno abbassando. Mi chiedono dove potrei avere l'infezione. A me lo chiedono!!! Dopo 3 prelievi del sangue, 5 radiografie, un'ecografia a mezzo corpo, esami delle urine, 8 visite fisiche fatte da 8 dottori diversi, 18 litri di liquidi iniettati impunemente nel mio corpo, e ancora non hanno idea di che cazzo abbia! Nel frattempo ogni tanto l'infermiera più gentile mi porta sempre col lettino al telefono del reparto per provare ad avvisare Totyna. Poverina, le prenderà un colpo. Niente. Il cellulare di Totyna è sempre staccato. L'ansia mi sale, ma dopo un po' (quantificare il po' è difficile, nella mia confusione mentale) ecco che dalla tendina che mi divide da uno che parla come Ranjan Gangopadiai (potrebbe anche essere stato lui, non ho mai visto chi ci fosse da quel lato della tenda) appare la Totyna. Non sapeva nulla poverina e mi trova in un letto d'ospedale con un tubo nel braccio e lo sguardo di un liceale dopo la prima canna di maria. Il momento è struggente e ve lo risparmio. Totyna, in un'epopea nell'epopea, nel frattempo è riuscita a rintracciarlo recandosi alla clinica da cui è partito il Toty la mattina. Aveva terminato il credito nel cellulare ed in questo simpatico paese se finisci i soldi non puoi nemmeno ricevere telefonate o messaggi, dato che paga anche il ricevente. Toty rassicura Totyna ma sopratutto è il contrario. L'arrivo di un infermiere grande e grosso pone fine all'idillio frutto del ricongiungimento familiare, e tanto per cambiare l'omone mi dice "une prise de sang". Altro sangue. Il Toty lascivo concede il braccio sinistro, quello della prima s..a. Ad un certo punto l'infermiere dice "fatto". Come fatto? Ma non ho sentito niente. Controllo il braccio, effettivamente c'è un toppino nuovo. A quel punto gli dico semplicemente "you are the best of today". Lui mi risponde con un suono tipo "jlsè". "Lo so", mi ha risposto. Mi sorride e se ne va. Intanto è giunto il momento per il Toty di cambiare l'acqua al pesce. Toty dopo un primo utilizzo umiliante del pappagallo preferisce raggiungere il bagno portandosi dietro a mano la flebo. Il tutto gli ricorda tanto E.R.. Subito dopo arrivano in coppia una dottoressa finalmente di mezz'età con la sua aiutante. E' l'esperta di infezioni. Mi visita, mi controlla febbre, pressione, ossigenazione e comincia a confabulare con l'aiutante. Poi lascia con me la giovincella che mi rifà le solite 1000 domande sulla mia vita medica ecc ecc. Intanto la dottoressa più anziana torna con uno spillone di circa 30cm. Comincio a sudare freddo. Dove me lo vuoi infilare??? Si avvicina con un sorriso diabolico dicendomi "test des voies urinaires".
Controllo delle vie urinarie.
Vi lascio immaginare dove sia stato infilato lo spillone, rigirandolo anche un po' per prelevare eventuali batteri. Ma non è ancora finita. Si infila i guanti anche lei. Si. Anche lei vuole controllare la mia prostata. La lascio accomodare, finchè alla fine, annoiata, non se ne va, probabilmente in cerca di un'altra cavia da torturare.
Dopo un po' ricompare dicendomi che l'indomani mattina farò la famigerata...GASTROSCOPIA. Poi torna ancora a confabulare con l'assistente, probabilmente lanciando le ipotesi più disparate sulla mia malattia, come in Dr. House. Quindi ormai è chiaro, passerò la notte in ospedale, però in un altro reparto, più tranquillo, così dice. Oltretutto dovrò stare digiuno e dopo la mezzanotte non potrò nemmeno bere. La tortura non conosce fine. Il Toty accetta, riluttante.
Nel frattempo squilla il cellulare del Toty, chiaramente in ospedale è vietato. Toty noncurante risponde. E' Lazagna. Ha saputo che sono ricoverato da Park. L'avevo chiamato poco prima per avvisarlo che avrei saltato il meeting del giorno dopo. Quando Josè conosce tutta la vicenda la Totyna sente distintamente dal cellulare un sonoro "Fuck off". No, non dice a me, è solo una variante di amazing e awesome. Lasagna continua a martellarmi di domande e suggerimenti, dice che sembra proprio che il Canada non mi voglia, nonostante anche lui abbia sofferto delle stesse cose un paio di anni prima, non mi da un attimo di respiro, per un po' non riesco nemmeno a dirgli che devo buttare giù perchè l'infermiere che mi si è parato davanti sembra abbastanza incazzato per la telefonata. Gli sussurro "it's my boss...". Mi concede qualche altro secondo, ma devo comunque praticamente buttargli giù il telefono in faccia.
A quel punto spostano il letto in un altro reparto, in una stanza divisa a metà con una coppietta di vecchietti. Lui siede sul letto con giacche e borse, tutto pronto a partire. Lei siede sulla poltrona a fianco, ma è lei la paziente, lo si vede dai toppini sparsi per le braccia. Stanno lì e aspettano. Mi ricordano i vari personaggi che si incontrano in Monkey Island nei vari schemi sull'isola, che mi sono sempre chiesto se se ne stanno sempre lì a fare la stessa cosa o mentre il tuo personaggio se ne va in giro anche loro possano farsi un po' i cazzi loro. La vecchietta comincia a rivolgerci la parola. In inglese non si capisce niente. Prova in francese. Quello sarebbe francese? Pensa il Toty. Lei sbuffa. L'unica cosa che capisco, quando la Totyna esce a comprarsi la cena, è quando mi dice che la mia fidanzata ha proprio un bel viso. A quel punto penso che l'ho giudicata male, in realtà è una simpatica vecchina. Poi passa l'infermiera e la vecchina la ferma dicendole " non è possibile starsene qui con questi 2 accanto che non parlano francese, non parlano inglese...eh vabeh, sono giovani, cresceranno". Si, io crescerò, ma te schianterai dai e dai! Con la Totyna allora comincio a spregio a parlare male di loro in italiano, lo so, è stato un'ignobile azione, ma dopo una giornata così concedetemelo. Nel frattempo, avvicinandosi lo schema finale, quello del mostro, le cose si complicano ancora, e al Toty comincia a venire una "daiaria" eccezionale. Toty in pratica passa metà della notte in bagno, riproponendo ogni 10 minuti via via tutti i liquidi fornitigli durante il giorno. Inoltre, poco dopo aver informato l'infermiera dei miei recenti sviluppi cagherecci, la vedo tornare con 1 contenitore tipo vasino di bimbo piccino e dentro altri 2 piccoli contenitori. La richiesta è chiara e non ha bisogno di commenti. L'operazione viene svolta dal Toty nella solitudine assoluta del bagno. Dopodichè i 2 campioni vengono consegnati all'infermiera dicendo "Hoping it will be enough...I'll never do it again!". In compenso ha imparato un sacco di cose in francese, tipo come dire diarrea, ago, puntura, feci, urine, globuli bianchi, dito in culo ecc. ecc.. L'unico accadimento positivo è che ci spostano ancora portandoci via dalla coppietta di vecchietti in eterna partenza. Probabilmente sono ancora lì con le giacche pronte sul letto. Ci spostano in una stanza singola perchè hanno paura che la mia infezione possa essere contagiosa, pur ignorando ancora cosa io abbia. Totyna per rimanermi accanto è costretta ad indossare guanti e càmice usa e getta. Come a dei malati in quarantena per la peste bubbonica, chiudono la porta appendendo verso l'esterno un cartello che avvisa il pericolo di contagio (vedere immagine).


Ogni tanto dalla parte alta della porta, che è a vetri, spunta la testa di un infermiere o un dottore che ci scruta e se ne va. Mah!
La notte passa lenta, con frequenti ed improvvise scorribande del Toty nel suo bagno privato. La Totyna lo veglia e lo assiste, staccando il cavo di alimentazione della pompa della flebo per facilitargli la fuga verso il cesso. Solo verso le 6 il Toty riesce finalmente ad assopirsi, ma ecco che subito un'infermiera del turno mattutino arriva chiedendo la solita "prise de sang". Lo prende nel sonno, tuttavia il Toty fa ancora in tempo a sudare freddo, sopratutto quando la puttana tira via malamente l'ago. Ekkekkatzo!!! Il digiuno assoluto del Toty continua ma il grastrologo lo viene a trovare in mattinata dicendo che dovrà aspettare fino al pomeriggio per la visita. Passano le ore, il Toty ha fame, sete, è esausto e sopratutto ne ha piene le palle di quelle sacche d'idratazione. Voglio andare a casa! Mammaaaa! Finalmente verso le 15 arriva un portantino per prelevare il mollusco. "Si va a fare la gastroscopia". "Ma fa male?". "Tranquillo, con uno spray sederemo la gola e tramite la sonda ti daremo qualcosa per rilassarti". "La cosa mi tranquillizza, anzi un po' di droga credo mi farebbe proprio bene!". Arrivo nella stanza della tortura. L'assistente mi fa le solite 1000 domande, ormai ho le risposte già salvate in memoria. Maschio, 31 anni, niente allergie, non sposato ma convivente (common-law partner, il Canada sì che è avanti), si pratico solo sesso sicuro, no, con nessun'altra donna o uomo, solo con la Totyna, no che non mi drogo, si lo so che è importante essere sinceri ma no che non mi drogo, alchool solo in Italia, qui fa troppo schifo e costa troppo, da grande voglio fare l'ingegnere, così sarò un tecnico e girerò il mondo. Beh, la stritta sulla parete della A11 di Ingegneria a Pisa non diceva il falso. E anche l'omino rachitico con in spalla il compasso gigante ora mi somiglia, deperito come sono. Ecco lo spray. Aiuto, non deglutisco più. Ecco lì il mostro finale: l'apparecchio per la gastroscopia che col suo tubone pare la testa di Medusa con un'unica lunghissima serpe. Ecco anche il dottore, salve dottore tutto bene? Io sto bene, a parte le voci...non ricordo molto altro dell'esame, solo che a un certo punto il dottore ha tolto dal mio stomaco un tubo di 5 metri con un gesto da vero esperto. Tutto bene dice, hai solo l'esofago molto arrossato. Torno giù in stanza, con Totyna faccio qualche risata, evidentemente era roba buona quella che mi hanno dato. Poco dopo chiamano i miei genitori e mi sentono in forma smagliante. Ignorano che loro figlio è sotto l'effetto di una droga. Dopo qualche tempo torna il team degli esperti di infezioni, ora sono in 3, si moltiplicano come i conigli. La dottoressa conclude che PROBABILMENTE ho un virus all'intestino e mi da una cura per il reflusso allo stomaco. Mi indica la mia cena (riso bianco, pesce al vapore e brodo di pollo, dessert di gelatina a qualche frutto strano, il pasto più buono che abbia mai fatto), finalmente dopo 48 ore mangio. Poi mi dicono che sono libero di andare, e allora mi viene in mente John Belushi all'inizio di Blues Brothers, quando esce di prigione. Eh ma aspettate un momento, e il tubo nel braccio? Cosa faccio, me lo porto a casa? Niente paura, arriva un'infermierina tutta vestita di rosa che mi dice di stare tranquillo, me lo toglie in un attimo. Allora le spiego che il giorno prima, per mettermelo, abbiamo quasi demolito il reparto. Lei sembra fiduciosa. Dice di stare tranquillo. Io mi fido. Lei toglie tutto e poi mi guarda con aria colpevole dicendo "scusa ma mi è cascato un po' di sangue per terra". "E a me che cazzo me ne frega, tanto guardavo dall'altra parte, ma c'era proprio bisogno di dirmelo???". La Totyna lancia uno sguardo per terra e sbianca. Ok, continuo a fissare il muro che è meglio. Pian piano pulisce tutto (a parte il càmice del Toty che pare uscito da Shining). Io le dico di non preoccuparsi, ormai sono diventato uomo. Poco dopo addirittura mi arrischio in bagno da solo, anche perchè sennò me la facevo addosso. Mi cambio rimettendomi i miei vestiti civili, mi bardo con la giacca da esquimese e ci avviamo verso l'uscita, non senza salutare tutti i miei nuovi amici del reparto. E' quasi triste andare via, mi stavo già affezionando, stava diventando un po' la mia nuova famiglia, dopo aver perduto il tanto amato cnitu.

sabato 16 gennaio 2010

Mont-Royal mon amour - Slittini

Vi chiederete dove vanno in inverno le allegre famigliole montrealine durante il w.e. a sfogare, tramite varie attività ludiche sulla neve, tutta la loro energia in eccesso derivante dagli ormoni presenti nella carne di Angus, di cui si cibano abitualmente con voracità. E' facile capirlo se si pensa che, per divertirsi sulla neve, serve non solo la neve, ma anche un minimo di pendenza. E quindi, dove ce ne andiamo se non sul Monte! Il mitico Mont-Royal, onnipresente in ogni foto panoramica che mostri la downtown di Montreal, ai piedi del quale ormai ben 400 anni fa (wow che storia) un certo Samuele de Champlain fondò un porticciolo sul fiume e un accampamento di scambio di pellicce. In culo agli animalisti.
Certo, chiamarlo monte...ci vuole un po' di coraggio, visto che l'altezza è 233m (ricordiamo che Montenero è 313m), però il suo fascino è indiscutibile. E d'inverno oltretutto diventa la patria degli sport ricreativi invernali per tutti coloro che non possono permettersi, o non ne hanno il tempo, di uscire dalla città per praticarli: pattinaggio sul ghiaccio all'aperto sul lago ghiacciato, ciaspolate nel bosco, ma sopratutto sci di fondo e discesa con gli slittini!!!
Prendete 2 italiani, un cileno, 3 iraniani e un quebecois, dategli uno slittino e un crazy carpet (tappetino di plastica con attrito sulla neve pari a 0, che va dove cazzo gli pare) e metteteli su una discesa innevata, dopodichè circondateli di famigliole e sopratutto di un casino di bambini impazziti che ignorano cosa sia il buon senso. Ah, dimenticavo, lo ignorano anche i genitori.

Ecco l'allegro inomogeneo gruppetto di intrepidi discesisti all'arrivo sul ripidissimo crinale. Manca solo l'iraniano Reza, che faceva la foto. A quel punto, uno dopo l'altro, abbiamo cominciato a rodare gli slittini, quello rosso comunista della coppietta ittica e il crazy carpet di Francisco. In breve, tutti si rendono conto delle immense potenzialità del crazy carpet (c.c.), tipo la traiettoria totalmente casuale che il discesista non può minimamente controllare, la possibilità di scendere in 2 o più, e la velocità smodata che può raggiungere grazie all'attrito nullo. Il Toty si incupisce un po', il suo slittino è anche più caro...però si consola presto quando si cominciano a formare gruppi di 3-4 persone per volta che scendono col c.c.. L'unico aspetto veramente irritante, resta la presenza di bambini ovunque che si lanciano giù alla spicciolata in continuazione senza prima guardare minimamente se la pista sia libera o no. Per il gruppetto di amici è davvero troppo, e così comincia.....LA CACCIA AL BAMBINO.


Il labronico "aiò aiò aiò" accompagna l'attimo clou in cui l'iraniana Shervin riesce a mietere la prima vittima. Trattasi putroppo però di un "iron child", tant'è vero che subito dopo essere stato abbattuto, si rialza e riporta lo slittino in cima alla salita per ripartire, più allegro che mai.


Qui le ragazze ci riprovano, ma stavolta la mira non è delle migliori. Poi è la volta dei 4 ragazzi, Toty compreso, che però viene miseramente abbandonato a metà della discesa, come un bastardo a bordo dell'autostrada. Notare inoltre in che modo strafottente Toty ed altri della combriccola chiedono con insistenza a nanetti vari di togliersi di mezzo in modo da permettere la macchinosa manovra. Notare anche che il Toty sta in coda al trenino...

Infine, le 3 ragazze tentano ancora il bis, e non centrano l'ennesimo sventurato bambino per una questione di pochi centimetri...


Subito dopo potete notare il babbo del bambino che, resosi conto che il bimbo si è salvato solo per miracolo, con le lacrime agli occhi gli corre incontro prendendolo subito in collo e allontanandolo dal campo di battaglia, felice di avere ancora un figlio.
L'indiscutibile vittoria sul campo gasa a tal punto il gruppo che ognuno di loro si sente ormai soddisfatto, e si concede il riposo del guerriero allo Chalet del Beaver's Lake, fra una cioccolata calda e un muffin allo sciroppo d'acero.

Ecco il gruppo felice dopo aver fatto il conto dei bambini investiti.

venerdì 15 gennaio 2010

Orphelins du Noel

Con l'avvicinarsi del Natale Toty si era sempre più convinto che la canzoncina "Bianco Natal" fosse stata scritta apposta per loro. Ci rimase molto male quando seppe che anche un simpatico sindaco leghista aveva lanciato una divertente campagna razzista con lo stesso slogan, facendogli fra l'altro ricordare uno dei motivi principali per cui aveva lasciato il Belpaese.
Le giornate procedevano fra una nevicata e l'altra, i camion passavano inondando di sale ogni strada, i grandi spazzaneve liberavano le strade e i piccoli spazzaneve liberavano i marciapiedi, il Natale intanto si avvicinava e Toty&Totyna si preparavano a passarlo per conto loro, con qualche bella abbuffata "tete a tete". Questo però è il paese delle sorprese, e anche qui, nonostante le scarse amicizie, ma con un senso forsennato del Natale, sempre in Zona Cesarini, da noi molto amata, ricevemmo l'invito per un pranzo di Natale. Nome dell'evento su Facebook: "Noel des orphelins". Natale degli orfani...Toty ci riflette un attimo, meglio "Gli orfani del Natale", rende di più l'idea. Infatti l'idea di Stephanie, colei che avrebbe ospitato l'evento, era proprio quella di riunire insieme persone che non avevano a Montreal la famiglia con cui trascorrere il Natale.
Lo so. Sembra triste. Sembra una storia uscita da un libro di Charles Dickens.
Ma ormai, per esperienza personale ho imparato una cosa: quando si prende una stanza e la si riempie di cibo, gente, vino rosso, una chitarra e un Tartufone con la cioccolata fusa sopra, il successo è assicurato. Ecco che allora il Toty pensa subito di sfruttare i suoi rosquitos da portare, la Totyna si adopera per fare le sue famose polpette di carne in salsa (bòne come quelle DELLA MI NONNA!!!) e via, tutti da Stephanie per Natale!
Il Toty, la mattina del 25, spavaldamente rassicura la Totyna dicendo che conosce perfettamente la strada in cui abita Stephanie, che è appunto Hutchison, la strada in cui Wamba e Toty hanno condiviso il tugurio per 4 mesi. "Ci andiamo a piedi, è vicino. Per essere lì all'una e mezzo basta partire verso l'una e dieci."
...
Wamba ricordi? Ricordi come ci sembrò curioso che oltre il Mont Royal, dal lato opposto al quale vivevamo noi, a nord, riprendesse Hutchison? Toty se l'era dimenticato...ma una Totyna veggente subito prima di uscire di casa chiede al mollusco convivente: "guarda bene su google il numero civico dov'è". Toty guarda. Panico! Ma è dall'altra parte del monte!!!
Ok, possiamo parlarne delle responsabilità del Toty, ma a voi vi pare normale che in Canada c'è una strada, poi la strada si interrompe a ridosso di un monte, e dall'altra parte del monte ricomincia con lo stesso nome, come se l'avesse attraversato con un tunnel, che però non c'è??? Ok a Livorno c'è via del Pino, ma l'hanno divisa dopo aver costruito la Variante! O Forse il Mont-Royal l'hanno costruito anche quello!?! Oltre tutto, oltre a dover prendere 3 linee della metro per arrivarci, il posto si trova sulla linea blu, zona famosa per il traffico di droga, attività suddivisa fra due diverse bande, i blu e i rossi, senza contare i banditi motociclisti appartenenti al gruppo "Hells Angels" (http://www.youtube.com/watch?v=PXCaiobeTNg). Toty, all'arrivo della fermata metro di Outremont (oltre il monte, capite? Anche il nome della metro mi derideva...) si aspetta un posto tipo Shangai o Corea, coi buini che lanciano le siringhine tipo tiro al bersaglio contro i passanti, e invece...il quartiere più sicuro del mondo. Qui evidentemente anche la malavita è civile...Ma passiamo alla descrizione degli orfani invitati. Il buon Pepe, un siciliano organizzatore del No-B-day di Montreal, si è presentato con un pasticcio di pasta alla siciliana favoloso, e quindi diventa subito amico del Toty. Come se non bastasse è suo anche il Tartufone con la cioccolata fusa, quindi diventa uno dei migliori amici del Toty. Ci sono altri 2 italiani, una coppia con lei che vive e lavora qui, e lui che spera di tornarci a studiare musica, mentre per il momento è venuto solo a trovare la fidanzata. Poi però ce n'è un'altra che non pare italiana, parla francese e inglese, ma si scopre chiamarsi Nadia Bini... e poi la padrona di casa, Stephanie, capisce e parla un po' d'italiano, c'è stata in vacanza. Beh insomma, il Belpaese è onnipresente! C'è poi una franco-canadese che ha portato non una ma 2 chitarre, e un altro paio di quebecoises a caso.
Il momento più toccante è l'allestimento del tavolo con le varie pietanze cucinate, fra cui, oltre alle polpette della Totyna, anche del pollo in salsa tonnata, riso alla cipolla (credo), insalate varie, tiramisù, ecc ecc ecc.

Tavolata dell'abbuffata degli Orfani del Natale.
Se i poveri orfanelli potessero permettersi una tavolata come questa...
Verso le 19.30, riusciamo ad arrivare al dolce...che a volte, anche più degli alcolici, può dare alla testa...

giovedì 14 gennaio 2010

L'angolo delle ricette - Rosquitos

Immaginatevi il Toty, fra i 16 e i 18 anni, frignoloso, capelli taglio "il fratello lezzo di Jesus Christ Superstar", in una tiepida giornata di primavera, in casa della su nonna (attuale residenza labronica del Toty), Eulalia, al quinto piano di un palazzo popolare nel quartiere popolare delle Sorgenti a Livorno. Forse già allora inconsapevolmente il Toty cominciava a nutrire quell'insana passione per la cucina che l'ha attanagliato negli ultimi anni, e forse la nonna spagnola nata e cresciuta in Marocco ma residente da 40 anni in Italia ha contribuito a stuzzicarne la curiosità anche nei confronti di cucine straniere ed esotiche. Sta di fatto che quel buffoncello adolescente già più di 10 anni fa muoveva i primi passi nel mondo della cucina multi-etnica, in particolare per realizzare dei dolci tipici spagnoli (probabilmente del sud, Andalusia, regione d'origine della famiglia di Eulalia, visto che Josè Azana, spagnolo doc di Toledo, non li ha mai sentiti nominare!) chiamati Rosquitos. Fare i Rosquitos era un rito, necessitava di almeno 3 persone: nonna Eulalia senza la quale non c'era speranza che venisse qualcosa di decente, mamma Francesca che in genere si occupava della frittura (fase finale) e qualcuno abbastanza robusto da riuscire a lavorare l'impasto. In mancanza di persone robuste quella fase spettava appunto a me. E' proprio il caso di dirlo, oltre che giocando la schedina, mi sono fatto ir fìsi'o a fare i rosquitos. Era una specie di catena di montaggio: Eulalia preparava tutto, il povero cristo lavorava la pasta e insieme alla nonna preparava i rosquitos nella loro tipica forma a "ciambellina", mentre mamma Francesca li friggeva. La quantità tipica era 2 kili (di farina), quindi i dolci potevano durare anche 2 settimane, e la magia di questi dolci è che più invecchiano, e più sono buoni.
Sta di fatto che meno di un mese fa, subito prima di Natale, il Toty, in un momento di malinconia nei confronti della nonnina e di quel rito familiare, si è deciso a tentare, per la prima volta da solo, di fare i Rosquitos in terra ibernata. Alla decisione seguì un misto di eccitazione e paura, paura di fallire senza l'aiuto della nonna. Passiamo quindi ad illustrare i vari passaggi.
Gli ingredienti sono tutti facilmente reperibili, compreso il lievito per dolci e la vaniglina. Qui il dramma è il lievito fresco per la pizza (Wamba, ma Wambina dove lo trovava???). Passiamo alla ricetta vera e propria:
ROSQUITOS
Ingredienti:
1 Kg di farina
1/2 Kg di zucchero
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di vaniglina
scorza di arancio grattugiato (2 aranci interi)
semi di anice (quantità a piacere)
1 bicchiere di olio di semi
8 uova
olio di semi per friggere (tanto)
zucchero a velo

Procedimento
Mettere tutta la farina e lo zucchero su un piano di lavoro e mischiarli fra loro. Dopodichè ricavare un incavo nella parte centrale della montagnola ottenuta. Nell'incavo mettere tutte le uova (il contenuto delle uova, non il guscio!), l'arancio grattugiato, la vaniglina, il lievito sciolto in poca acqua calda, e in ultimo il bicchiere d'olio con i semi di anice dentro, precedentemente scaldato sul fuoco (con l'anice già dentro). Nota: il Toty, mettendo le uova e l'olio nell'incavo, si è accorto che l'incavo in questione era troppo piccolo, ottenendo come effetto uova e olio sparsi un po' ovunque (è colato anche nella lavastoviglie...). Quindi fatelo largo il buco! Amalgamare tutto in fretta (è una parola....sono quasi 2 kili di roba!) per evitare di cuocere le uova. Lavorare l'impasto a lungo e con energia finchè la pasta non si stacca dalle mani con facilità.
Toty con l'impasto ormai pronto in mano.
Toty che forma le "ciambelline" o "roschette".
Particolare delle prime roschette.
Dopodichè friggere le roschette in olio di semi già molto caldo. Ogni tanto va cambiato l'olio nella padella. Il Toty per 1 Kg di farina ha cambiato l'olio 1 volta a metà del lavoro. Per friggerli tenerli poco, tipo 4 minuti su un lato e poco più di 2 sull'altro. Toglierli dall'olio, scolarli, e metterli in un recipiente con scottex sul fondo per farli asciugare. Quando sono meno caldi, passarli in un misto di zucchero e zucchero a velo.
Particolare del prodotto finito.
Nota finale: i rosquitos presentano una consistenza croccante fuori, e morbida dentro. Nel profumo si avverte l'aroma dell'arancio e nel sapore l'anice deve spiccare. Ricordano vagamente i cenci di Carnevale, o chiacchiere. Io li consiglio dopo OGNI pasto, e specialmente a colazione inzuppati nel latte!
Conservarli coperti ermeticamente, per evitare che si secchino.